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Non è mai troppo tardi… o forse si

Gli studi lo dicono chiaramente, se fin dall’adolescenza si assaggiano birra, vino e altri alcolici aumenta il rischio di diventare adulti con dipendenza cronica da alcol. Ed è un fatto neurobiologico. Eppure l’alcol gode di una accettazione sociale e di una popolarità legate alla cultura italiana del bere. Il problema è che con il tempo i giovani hanno adottato modelli di consumo che separano il bere dalla ritualità dei pasti, per associarlo agli effetti che è in grado di esercitare sulle performance personali. Si beve così per sentirsi più sicuri, più loquaci, per facilitare le relazioni interpersonali, per essere più accettati dal gruppo. Ma i rischi sono molti.
L’alcol agisce deprimendo il sistema nervoso centrale: diminuisce cioè l’attività dei neuroni e induce tolleranza e dipendenza, analogamente ai farmaci sedativo-ipnotici (benzodiazepine). L’alcol aumenta la fluidità delle membrane neuronali e modifica il funzionamento di diversi neurotrasmettitori. Se c’è un consumo cronico l’organismo innesca tre meccanismi successivi di compensazione, che gli consentono di tollerare, entro certi limiti, quantità sempre maggiori di alcol.
Dopo 1-2 settimane il fegato incrementa la velocità di metabolizzazione dell’etanolo del 30%, s’instaura così la tolleranza farmacocinetica, o metabolica. Questa modificazione, dovuta all’aumentata produzione di enzimi epatici, insorge molto rapidamente, ma scompare altrettanto in fretta se s’interrompe il consumo di alcol.
Il consumo di alcool dà quindi origine a un diffuso schema di cambiamenti neuro-chimici che causano un indebolimento di alcune capacità cognitive, in particolare, nelle prestazioni che richiedono un rapido e flessibile adattamento comportamentale in risposta a variazioni ambientali. Tale controllo del comportamento coinvolge anche un monitoraggio dei processi in corso in caso di risposte contraddittorie o di risultati erronei. Le analisi psicofisiologiche e la medicina per immagini evidenziano, come una componente importante del circuito di neuroni cui spetta l’azione di controllo, la corteccia cingolata anteriore, partecipi ai processi dell’attenzione.
Gli altri effetti sugli organi sono:
Sistema nervoso centrale
Neuropatia periferica: probabilmente legata a deficienza di tiamina (vitamina B1), dato che l’alcolista tende ad alimentarsi poco e male. Si manifesta con torpore, formicolio e parestesia agli arti.Degenerazione cerebellare: nel caso in cui la malnutrizione sia costante, si osserva una progressiva perdita dell’equilibrio nel soggetto, sia quando è fermo sia quando cammina. L’atrofia del cervelletto è chiaramente visibile effettuando una TAC o una risonanza magnetica.
Deficienze cognitive: molti alcolizzati sperimentano difficoltà di apprendimento per compromissione della memoria, sia a breve sia a lungo termine. Fortunatamente questo handicap scompare, dopo almeno un anno di astinenza, e il soggetto riacquista le sue normali facoltà mentali.
Sindromi psichiatriche: nell’alcolista possono manifestarsi depressione, ansia, allucinazioni uditive, illusioni paranoiche. Queste patologie possono persistere per diversi mesi, dopo che il paziente ha smesso di bere, e richiedono cure specifiche.
Gli effetti sul sistema gastrointestinale
L’azione irritante locale dell’etanolo sulle mucose causa esofagiti e gastriti, che possono essere accompagnate da dolore addominale, anoressia, vomito e sanguinamento. L’azione locale sulle pareti dell’intestino, combinata agli altri componenti della dieta, può indurre diarrea o costipazione. I problemi infiammatori dell’apparato digerente sono reversibili, fatta eccezione per una grave complicanza: le varici esofagee. Altri effetti sono invece più seri: pancreatite acuta o cronica, epatite alcolica, degenerazione cirrotica del fegato, rischio 10 volte più elevato di sviluppare un tumore.
Gli effetti su sangue e immunità
L’alcol diminuisce l’aggregazione piastrinica (fluidifica il sangue), altera la produzione di eritrociti (anemia megaloblastica), abbassa le difese immunitarie. Questi effetti sono temporanei e regrediscono con l’astinenza, ma facilitano la comparsa di infezioni e tumori.
Gli effetti sul sistema cardiovascolare
Piccole quantità di alcol causano vasodilatazione periferica e diminuzione della forza di contrazione del cuore, in pratica un lieve abbassamento della pressione arteriosa seguito, per compensazione, da un incremento di ritmo (tachicardia) e gittata cardiache. Inoltre, un consumo moderato di etanolo assicura un benefico effetto sull’apparato cardiovascolare, sembra, infatti, aumentare i livelli di colesterolo HDL. Negli alcolisti, invece, si ha incremento della pressione arteriosa con possibile comparsa di aritmie, insufficienza cardiaca e vasculopatie cerebrali.
Gli effetti sul sistema genito-urinario
L’alcol a piccole dosi aumenta, nei maschi, la pulsione sessuale ma diminuisce parallelamente la capacità di erezione. Negli alcolisti cronici, talvolta, si osserva atrofia testicolare irreversibile con conseguente sterilità; impotenza e ginecomastia (ingrossamento delle ghiandole mammarie). Le donne alcolizzate, invece, possono andare in contro ad amenorrea (interruzione del ciclo mestruale), sterilità e aborti spontanei.
Le interazioni con i farmaci
L’alcol e tutti i farmaci che deprimono il sistema nervoso centrale (sedativi, ipnotici, anticonvulsivanti (antiepilettici), antidepressivi, ansiolitici, analgesici oppioidi) si potenziano a vicenda: assumendo etanolo insieme a uno di questi medicinali si otterrà un effetto sedativo molto più marcato, con tutte le inevitabili e prevedibili conseguenze. L’induzione degli enzimi epatici, che si verifica negli alcolisti, altera l’emivita di quei farmaci che utilizzano le stesse vie metaboliche. Per esempio la durata d’azione della fenitoina e degli ipoglicemizzanti orali può risultare diminuita o incrementata, mentre il paracetamolo vede aumentare la sua tossicità epatica negli alcolizzati. Metronidazolo (un antifungino), cefalosporine (una famiglia di antibiotici) e ipoglicemizzanti orali associati all’alcol possono scatenare sintomi spiacevoli, simili a quelli sperimentati da chi assume disulfiram e alcolici contemporaneamente.
Motivi per prestare la massima attenzione all’uso di alcolici sin dalla giovane età.

Gli studi lo dicono chiaramente, se fin dall’adolescenza si assaggiano birra, vino e altri alcolici aumenta il rischio di diventare adulti con dipendenza cronica da alcol. Ed è un fatto neurobiologico. Eppure l’alcol gode di una accettazione sociale e di una popolarità legate alla cultura italiana del bere. Il problema è che con il tempo i giovani hanno adottato modelli di consumo che separano il bere dalla ritualità dei pasti, per associarlo agli effetti che è in grado di esercitare sulle performance personali. Si beve così per sentirsi più sicuri, più loquaci, per facilitare le relazioni interpersonali, per essere più accettati dal gruppo. Ma i rischi sono molti.L’alcol agisce deprimendo il sistema nervoso centrale: diminuisce cioè l’attività dei neuroni e induce tolleranza e dipendenza, analogamente ai farmaci sedativo-ipnotici (benzodiazepine). L’alcol aumenta la fluidità delle membrane neuronali e modifica il funzionamento di diversi neurotrasmettitori. Se c’è un consumo cronico l’organismo innesca tre meccanismi successivi di compensazione, che gli consentono di tollerare, entro certi limiti, quantità sempre maggiori di alcol.Dopo 1-2 settimane il fegato incrementa la velocità di metabolizzazione dell’etanolo del 30%, s’instaura così la tolleranza farmacocinetica, o metabolica. Questa modificazione, dovuta all’aumentata produzione di enzimi epatici, insorge molto rapidamente, ma scompare altrettanto in fretta se s’interrompe il consumo di alcol.Il consumo di alcool dà quindi origine a un diffuso schema di cambiamenti neuro-chimici che causano un indebolimento di alcune capacità cognitive, in particolare, nelle prestazioni che richiedono un rapido e flessibile adattamento comportamentale in risposta a variazioni ambientali. Tale controllo del comportamento coinvolge anche un monitoraggio dei processi in corso in caso di risposte contraddittorie o di risultati erronei. Le analisi psicofisiologiche e la medicina per immagini evidenziano, come una componente importante del circuito di neuroni cui spetta l’azione di controllo, la corteccia cingolata anteriore, partecipi ai processi dell’attenzione.Gli altri effetti sugli organi sono:Sistema nervoso centraleNeuropatia periferica: probabilmente legata a deficienza di tiamina (vitamina B1), dato che l’alcolista tende ad alimentarsi poco e male. Si manifesta con torpore, formicolio e parestesia agli arti.Degenerazione cerebellare: nel caso in cui la malnutrizione sia costante, si osserva una progressiva perdita dell’equilibrio nel soggetto, sia quando è fermo sia quando cammina. L’atrofia del cervelletto è chiaramente visibile effettuando una TAC o una risonanza magnetica.Deficienze cognitive: molti alcolizzati sperimentano difficoltà di apprendimento per compromissione della memoria, sia a breve sia a lungo termine. Fortunatamente questo handicap scompare, dopo almeno un anno di astinenza, e il soggetto riacquista le sue normali facoltà mentali.Sindromi psichiatriche: nell’alcolista possono manifestarsi depressione, ansia, allucinazioni uditive, illusioni paranoiche. Queste patologie possono persistere per diversi mesi, dopo che il paziente ha smesso di bere, e richiedono cure specifiche.Gli effetti sul sistema gastrointestinaleL’azione irritante locale dell’etanolo sulle mucose causa esofagiti e gastriti, che possono essere accompagnate da dolore addominale, anoressia, vomito e sanguinamento. L’azione locale sulle pareti dell’intestino, combinata agli altri componenti della dieta, può indurre diarrea o costipazione. I problemi infiammatori dell’apparato digerente sono reversibili, fatta eccezione per una grave complicanza: le varici esofagee. Altri effetti sono invece più seri: pancreatite acuta o cronica, epatite alcolica, degenerazione cirrotica del fegato, rischio 10 volte più elevato di sviluppare un tumore.Gli effetti su sangue e immunitàL’alcol diminuisce l’aggregazione piastrinica (fluidifica il sangue), altera la produzione di eritrociti (anemia megaloblastica), abbassa le difese immunitarie. Questi effetti sono temporanei e regrediscono con l’astinenza, ma facilitano la comparsa di infezioni e tumori.Gli effetti sul sistema cardiovascolarePiccole quantità di alcol causano vasodilatazione periferica e diminuzione della forza di contrazione del cuore, in pratica un lieve abbassamento della pressione arteriosa seguito, per compensazione, da un incremento di ritmo (tachicardia) e gittata cardiache. Inoltre, un consumo moderato di etanolo assicura un benefico effetto sull’apparato cardiovascolare, sembra, infatti, aumentare i livelli di colesterolo HDL. Negli alcolisti, invece, si ha incremento della pressione arteriosa con possibile comparsa di aritmie, insufficienza cardiaca e vasculopatie cerebrali.Gli effetti sul sistema genito-urinarioL’alcol a piccole dosi aumenta, nei maschi, la pulsione sessuale ma diminuisce parallelamente la capacità di erezione. Negli alcolisti cronici, talvolta, si osserva atrofia testicolare irreversibile con conseguente sterilità; impotenza e ginecomastia (ingrossamento delle ghiandole mammarie). Le donne alcolizzate, invece, possono andare in contro ad amenorrea (interruzione del ciclo mestruale), sterilità e aborti spontanei.Le interazioni con i farmaciL’alcol e tutti i farmaci che deprimono il sistema nervoso centrale (sedativi, ipnotici, anticonvulsivanti (antiepilettici), antidepressivi, ansiolitici, analgesici oppioidi) si potenziano a vicenda: assumendo etanolo insieme a uno di questi medicinali si otterrà un effetto sedativo molto più marcato, con tutte le inevitabili e prevedibili conseguenze. L’induzione degli enzimi epatici, che si verifica negli alcolisti, altera l’emivita di quei farmaci che utilizzano le stesse vie metaboliche. Per esempio la durata d’azione della fenitoina e degli ipoglicemizzanti orali può risultare diminuita o incrementata, mentre il paracetamolo vede aumentare la sua tossicità epatica negli alcolizzati. Metronidazolo (un antifungino), cefalosporine (una famiglia di antibiotici) e ipoglicemizzanti orali associati all’alcol possono scatenare sintomi spiacevoli, simili a quelli sperimentati da chi assume disulfiram e alcolici contemporaneamente.
Motivi per prestare la massima attenzione all’uso di alcolici sin dalla giovane età.

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